mercoledì 3 agosto 2011

LA VIGILIA DI UNA NUOVA PARTENZA...

Ogni vigilia che si rispetti è carica di aspettative, progetti, speranze e, perché no…anche dubbi e incertezze. Ed eccomi di nuovo davanti ad un computer, nella sera prima di un nuovo viaggio. Pensi a mille cose e solo rileggendo quelle poche parole scritte finora, ti accorgi che a dubbi e incertezze ne va aggiunta un’altra. Paura. E’ da stupidi vergognarsi. Come è da stupidi non averla quando attraversi popolazioni e paesi che si dividono tra miseria e guerra. Ma anche loro…alla ricerca di una speranza, proprio come te, ripensando a questa vigilia. Già la paura. In Afghanistan, ho capito che questa non deve mancare proprio mai. Perché - ti insegnano- è solo quando sei troppo sicuro di te che rischi di sbagliare. Ecco, se devo dire cosa ha caratterizzato ogni mia vigilia posso tranquillamente ammettere che questa è la paura. Ma una serena paura. È stata la mia compagna di ogni viaggio. Poi, subentra dell’altro. Come è giusto che sia. La passione per questo lavoro, altra compagna di mille avventure, l’emozione. Quella che ti può regalare uno sguardo, una stretta di mano, un saluto ad un saggio musulmano piuttosto che un tuo sorriso ad una donna che ha il suo sorriso nascosto da un velo. Ma prima di partire, non puoi non pensarci a certe cose. E lo fai in tutti quei gesti che reputi scontati…e che ripeti giorno dopo giorno. Quando spegni il computer e lasci la tua scrivania…pensando al giorno che ritornerai a lavoro; così quando chiami il tuo migliore amico al telefono che ti dice: “n’artra vorta devi partì…”, o a cena con i tuoi, o quando saluti il tuo capo, che, prima di andare via, ti dice: “mi raccomando”. Ma non è l’unico. Te lo ripetono un po’ tutti “mi raccomando!”

. Te lo ha detto anche Patrizia stamattina e Teresa, Salvatore, Monica, zio Jakky al telefono…e poi ancora Francesco, Luisa e tanti altri “mi raccomando…”. E lì pensi…che forse tutto dipende da te. E ci ridi su, perché sai anche che non è così. Però puoi fare la differenza, puoi essere un piccolo tassello, che anche con una parola potrà essere in grado di migliorare anche solo se stesso. Allora non basta più quella serena paura…ci vuole ancora un’altra parola: responsabilità. Quella che devi avere sempre quando informi e racconti storie e sentimenti altrui. Così ho imparato questo lavoro, avendo profondamente rispetto per le storie degli altri, che un domani potranno essere le mie. Ecco, che cosa mancava ancora: il rispetto. Quello che non deve mancare nei confronti di chi chiede il tuo aiuto…di chi ti aiuta, e di chi, invece, il tuo aiuto non lo vuole. Potrebbe essere anche questo il primo passo verso…la libertà.

Mirko Polisano

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