domenica 27 novembre 2011

MARE IN VISTA, LI' DOVE TRAMONTA IL SOLE

Capita spesso d’estate. Quasi sempre. Per chi si imbatte, magari dopo una giornata di mare, su Corso Duca di Genova lo sa: il sole sbatte sul parabrezza della tua macchina. Ti acceca. È di un rosso fuoco, romantico che ti illumina il viso mentre guidi. Come se ti indicasse la strada. E così arrivi in via Baffigo che finisce lì dove finisce Ostia: l’ Idroscalo. E confina con quella che oggi molti giornali titolano e chiamano il “quadrilatero della mala”. La cronaca torna a parlare di Ostia Ponente e lo fa ricordando soprannomi e epiteti che non lasciano dubbi. Puntualmente, ritorna lo spettro della Banda della Magliana, forse anche Romanzo Criminale e le altre fiction ci hanno messo del loro. Ritornano le parole di chi sembra sguazzarci con termini di un giornalismo ad effetto, il cui effetto però è consuetudine degli anni passati. Certo, non si può chiudere gli occhi di fronte a quanto accaduto pochi giorni fa, ma neanche generalizzare. Le problematiche di Ostia Ponente sono le stesse di ogni quartiere popolare. Sembrano le stesse pagine scritte per Tor Bella Monaca, Corviale, Magliana, che ti portano a scrivere articoli anche in dialetto romanesco. “Calippo e Biretta” e “Ostia Beach”, sembrano tormentoni da cui non vogliamo scollarci. D’altronde, non ci aiutano neanche attori che al cinema o in tv ci imitano tossici e dicono parolacce. Etichette.

Ricordo una serata di un po’ di anni fa. Al Fara Nume ed era interamente dedicata ad Ostia Ponente. Aneddoti: quello di Stefania che senza macchina si recava alla fermata dell’autobus. In tanti, prima dell’arrivo al capolinea, vedendo una donna sola, si proposero di offrirle un passaggio. Tonino, disabile che la notte di un capodanno fu malmenato. Un quartiere ha fatto il tifo per lui, quando lottava tra la vita e la morte.

Io non ho abitato ad Ostia Ponente, ma ci vado spesso. Da sempre. Da quando andavo a citofonare Luciano in via Vincon. All’epoca, e non è tanto tempo fa, non esistevano ancora i telefonini e allora dovevi, si, citofonare. E io partivo da casa mia, dall’altra parte di Ostia. Poi, ne ho conosciuti altri di ragazzi “bravi” davvero, però. Hanno lavorato e lavorano con me, giovani che rappresentano l’altra faccia di un quartiere che non viene raccontato dalle cronache quotidiane.

Davanti a me, la distesa del mare. I casermoni del porto non riescono a coprirlo. È il sole che sta tramontando. È “Mare in Vista” che un po’ ci ha fatto riscoprire l’amore per quel chilometro di lungomare che finisce nel nulla. Gente che passeggia, qualcuno sfoglia i giornali che ti parlano dello stesso posto, ma in modo diverso. Ritornano le etichette.

Ma ben vengano…perché da sempre l’etichetta è garanzia di qualità!

Mirko Polisano

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